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Terziario avanzato 2026: i rischi del lavoro digitale | Parte 1

Immagine del redattore: Pietro Ponzoni
Pietro Ponzoni
8 ore fa
Tempo di lettura: 7 min

Un ufficio senza rumore o sostanze pericolose può comunque mettere a rischio la salute? Sì: specialmente nel terziario avanzato, posture statiche, affaticamento visivo, sovraccarico cognitivo e iperconnessione richiedono una valutazione che consideri insieme strumenti, persone e organizzazione del lavoro.


Banner orizzontale 16:9 in blu, azzurro e turchese: lavoratrice al computer in ufficio con icone di occhio, cervello, notifiche e colonna vertebrale, per rappresentare affaticamento visivo, carico cognitivo, iperconnessione e rischi ergonomici. Titolo Terziario avanzato, Parte 1: i rischi del lavoro digitale, richiamo al Documento SIML 2026, CTA Leggi l’articolo e logo originale Ponzoni Pietro Medico del Lavoro.
Terziario avanzato: riconoscere i rischi fisici, cognitivi e organizzativi del lavoro digitale con il documento SIML 2026.

Verifica delle fonti e dei riferimenti normativi: 14 ottobre 2026.


Il nuovo Documento di Orientamento Professionale SIML “Il terziario avanzato”, presentato il 13 ottobre 2026, offre una lettura integrata di questi rischi. Questa prima parte spiega come riconoscerli; la seconda affronta DVR, prevenzione e sorveglianza sanitaria.


Il documento è un riferimento professionale basato sulle evidenze: non è una nuova legge e non introduce autonomamente obblighi o scadenze. Le indicazioni preventive devono essere applicate tenendo conto del lavoro realmente svolto e della normativa pertinente.


Fonte principale: SIML – Il terziario avanzato, Documento di Orientamento Professionale 2026, capitoli introduttivo, 3 e 4.


Che cos’è il terziario avanzato e quali aziende riguarda?


Il terziario avanzato comprende servizi ad alta intensità di conoscenza, nei quali competenze professionali e tecnologie contribuiscono in modo decisivo alla produzione di valore. Consulenza, servizi finanziari, informatica, ricerca e sviluppo sono esempi tipici.


Il concetto internazionale di Knowledge Intensive Business Services descrive attività che creano, integrano o trasferiscono conoscenze per i clienti. Per la prevenzione, però, conta soprattutto come viene svolto il lavoro: strumenti digitali e sistemi di intelligenza artificiale sono diffusi anche in funzioni amministrative, commerciali e tecniche di altri settori.


La stessa etichetta “impiegato” può comprendere attività molto diverse: analisi complesse, assistenza continuativa ai clienti, sviluppo software, coordinamento di progetti o gestione di molte richieste simultanee. Un DVR che descriva soltanto scrivania e monitor rischia di perdere questa differenza.


Fonte: SIML – Definizioni e trasformazione dei ruoli, pp. 6–9 e capitolo 3.


Quali sono i rischi del lavoro digitale secondo la SIML?


I rischi del lavoro digitale vanno letti attraverso tre dimensioni complementari: ergonomia fisica, cognitiva e organizzativa. Questa classificazione aiuta a individuare sia le esposizioni sia le misure adatte a ridurle.


  • Ergonomia fisica: postura, sedentarietà prolungata, posizione dello schermo, uso di tastiera e mouse, illuminazione e microclima.

  • Ergonomia cognitiva: quantità di informazioni, richieste di attenzione, interruzioni, difficoltà delle interfacce e fatica decisionale.

  • Ergonomia organizzativa: carichi, autonomia, ruoli, supporto, coordinamento, tempi di recupero e confini tra lavoro e vita privata.


Le dimensioni si influenzano a vicenda. Riunioni digitali consecutive possono aumentare contemporaneamente immobilità, impegno visivo e fatica mentale. Una postazione ben progettata resta necessaria, ma non risolve da sola una giornata dominata da urgenze e notifiche.


Nel lavoro digitale, la prevenzione deve esaminare anche ciò che accade tra una notifica e l’altra: priorità, interruzioni, carico effettivo e possibilità di recuperare.

Questa è la conseguenza operativa della lettura integrata proposta dal documento, non una citazione testuale.



Tecnostress: che cos’è e da cosa dipende?


Il tecnostress è una risposta di stress associata all’interazione tra persone, tecnologie digitali e condizioni organizzative del loro utilizzo. Non basta la presenza di un computer per determinarlo e non va ridotto a una scarsa capacità individuale di adattamento.


La SIML richiama cinque dimensioni utili per comprenderlo:


  1. Sovraccarico tecnologico: gli strumenti aumentano velocità richiesta, quantità di lavoro o disponibilità attesa.

  2. Invasione tecnologica: messaggi e richieste di lavoro entrano nei tempi destinati alla vita privata.

  3. Complessità tecnologica: le competenze e il supporto non sono adeguati alla difficoltà dei sistemi.

  4. Insicurezza tecnologica: emerge il timore di essere sostituiti o di perdere valore professionale.

  5. Incertezza tecnologica: cambiamenti frequenti obbligano a un adattamento continuo.


Un nuovo gestionale può semplificare il lavoro oppure renderlo più faticoso: la differenza dipende anche da usabilità, formazione, assistenza e tempi concessi per imparare. Il criterio preventivo è chiedersi quali richieste la tecnologia aggiunge e quali risorse mette a disposizione.


Fonte: SIML – Ergonomia cognitiva e modelli di technostress, pp. 72–74.


Sovraccarico cognitivo e iperconnessione: come riconoscerli?


Il sovraccarico cognitivo si verifica quando le richieste di elaborazione, attenzione e decisione eccedono le risorse disponibili; l’iperconnessione rende più difficile interrompere tali richieste e recuperare. Entrambi richiedono una lettura del lavoro effettivo.


Tra le condizioni da esaminare:


  • passaggi continui tra e-mail, chat, telefonate e piattaforme;

  • riunioni ravvicinate, senza tempo per preparare o completare le attività;

  • urgenze frequenti e priorità non concordate;

  • richieste fuori orario percepite come obbligo di risposta immediata;

  • compiti aggiuntivi assorbiti senza una revisione del carico o del ruolo.


Quest’ultimo fenomeno è descritto nel documento anche attraverso il concetto di shadow workloads, cioè carichi che restano poco visibili all’organizzazione. Non serve trasformarlo in un’etichetta diagnostica: serve far emergere il tempo e le responsabilità che non compaiono nella descrizione formale della mansione.


Esempio: automatizzare una relazione con l’IA non riduce necessariamente il carico se il tempo risparmiato viene subito occupato da altre consegne, verifiche e richieste. L’azienda deve valutare anche l’evoluzione delle aspettative e il controllo umano sugli strumenti.


Fonte: SIML – Carico mentale e carichi di lavoro non formalizzati, pp. 70–71. Per il contesto europeo: EU-OSHA – Digitalizzazione e rischi psicosociali.


Smart working e lavoro ibrido aumentano sempre il rischio?


Il lavoro da remoto non è intrinsecamente dannoso: opportunità e rischi dipendono dalla progettazione delle attività, dalle dotazioni e dal supporto organizzativo. Autonomia e flessibilità possono favorire il benessere; isolamento e confini poco chiari possono comprometterlo.


È utile distinguere la modalità contrattuale dal luogo di lavoro: lavorare da casa non significa automaticamente lavorare in modalità agile. Questa distinzione orienta anche le misure da applicare.


Nella pratica, occorre verificare postazioni utilizzabili, accesso all’assistenza tecnica, chiarezza degli obiettivi, occasioni di confronto e possibilità effettive di disconnessione. Per l’accordo di lavoro agile, l’art. 19 della Legge 81/2017 richiede di individuare tempi di riposo e misure tecniche e organizzative per la disconnessione.


Approfondimento sul blog: Salute e sicurezza nello smart working.


Fonte normativa: Legge 81/2017, art. 19. Fonte tecnico-professionale: SIML, capitolo 2.


Quali segnali di salute non vanno banalizzati?


Affaticamento visivo, dolore muscoloscheletrico ricorrente, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno meritano attenzione quando persistono o interferiscono con il lavoro. Sono segnali da approfondire, non prove automatiche di una malattia professionale.


Il documento distingue manifestazioni fisiche e mentali e invita a collegare l’osservazione clinica alla storia lavorativa. Occorre valutare anche fattori individuali ed extralavorativi, evitando attribuzioni causali frettolose.


Bruciore o secchezza oculare possono suggerire una verifica di illuminazione, compiti visivi e correzione ottica. Cervicalgia e lombalgia richiedono di considerare durata delle posture, attrezzature e variabilità delle attività. Stanchezza e irritabilità non si affrontano soltanto chiedendo al lavoratore di “gestire meglio lo stress”.


Per indicazioni immediate sull’affaticamento visivo: Occhi stanchi davanti al monitor: 5 cose da controllare.


Fonte: SIML – Sorveglianza sanitaria e problematiche da sovraccarico, pp. 93–104 e 111–113.


Qual è il ruolo del Medico Competente?


Il Medico Competente contribuisce a leggere gli effetti del lavoro sulla salute e a orientare valutazione dei rischi e prevenzione, oltre a svolgere la sorveglianza sanitaria nei casi previsti. Il suo contributo acquista valore quando dialoga con datore di lavoro, RSPP, RLS e HR.


Il colloquio con il lavoratore può far emergere criticità che la sola osservazione della postazione non mostra. Le informazioni cliniche restano nel circuito sanitario; all’azienda vanno restituiti gli elementi preventivi pertinenti, tutelando la riservatezza e usando dati collettivi anonimi quando appropriato.


La presenza di stress non determina da sola un nuovo obbligo generalizzato di visite. Valutare il rischio, migliorare l’organizzazione e valutare clinicamente il singolo caso sono attività distinte e complementari.


Fonte: SIML – Ruolo strategico del Medico Competente, pp. 122–123; precisazione sulla sorveglianza sanitaria a p. 111.


Cosa deve fare l’azienda per iniziare?


L’azienda deve verificare se la valutazione dei rischi rappresenta il lavoro digitale realmente svolto e individuare misure coerenti con le criticità emerse. L’art. 28 del D.Lgs. 81/08 comprende lo stress lavoro-correlato tra i rischi da valutare.


Come avvio operativo:


  1. Descrivere le attività reali, compresi compiti aggiuntivi e lavoro da remoto.

  2. Ascoltare i lavoratori su ostacoli, interruzioni e carichi.

  3. Verificare postazioni e strumenti, insieme a formazione e assistenza.

  4. Rendere esplicite priorità e disponibilità attese, evitando una reperibilità informale continua.

  5. Coinvolgere le figure della prevenzione e programmare la verifica delle misure.


Questa sequenza è una proposta di buona pratica per attuare la prevenzione: non introduce cinque nuovi adempimenti autonomi né sostituisce la valutazione aziendale.


Per le aziende di Verona e provincia che vogliono approfondire questo percorso, è disponibile il servizio di collaborazione del Medico Competente alla valutazione dei rischi. Nella prima richiesta sono utili settore, sede e una breve descrizione delle attività effettivamente svolte, comprese quelle digitali e da remoto.


In Sintesi


La salute nel terziario avanzato dipende dall’interazione tra ambiente fisico, richieste cognitive e organizzazione. La SIML propone una lettura che consente di superare una valutazione limitata al solo videoterminale.


  • Il rischio digitale riguarda anche il modo in cui vengono assegnati compiti e gestiti i tempi.

  • Il tecnostress richiede interventi su strumenti, competenze e organizzazione.

  • I sintomi vanno approfonditi senza trasformarli automaticamente in diagnosi.

  • Obblighi normativi e raccomandazioni professionali devono restare distinguibili.


Il prossimo approfondimento della serie sarà dedicato a DVR, sorveglianza sanitaria e prevenzione nel terziario avanzato, per tradurre questa lettura in un percorso operativo per l’azienda.


FAQ sul terziario avanzato e il lavoro digitale


Le aziende di servizi hanno rischi lavorativi anche senza attività manuali?


Sì. Impegno visivo, posture statiche, richieste cognitive e fattori organizzativi possono incidere sulla salute anche nei servizi ad alta intensità di conoscenza.


Il tecnostress dipende solo dalla scarsa competenza informatica?


No. Contano anche carichi, usabilità, supporto, aggiornamenti e aspettative di disponibilità. La formazione è utile, ma può non bastare.


Tutte le attività al computer sono terziario avanzato?


No. Il terziario avanzato indica soprattutto servizi ad alta intensità di conoscenza; i rischi del lavoro digitale possono però interessare molte altre attività.


L’intelligenza artificiale riduce sempre il sovraccarico?


No. Può semplificare alcuni compiti, ma anche aumentare aspettative, necessità di verifica e ritmo del cambiamento. Va valutato l’effetto sul lavoro reale.


Occhi stanchi e cervicalgia dimostrano una malattia professionale?


No. Occorre un approfondimento clinico e delle esposizioni: i sintomi possono avere più cause e non identificano da soli l’origine professionale.


Il documento SIML 2026 introduce nuovi obblighi?


No. È un Documento di Orientamento Professionale. Gli obblighi derivano dalle norme applicabili; il documento aiuta a tradurli in prevenzione coerente con il lavoro digitale.


Fonti


Normativa



Fonti tecnico-professionali e istituzionali



Letteratura scientifica di approfondimento



Pietro Ponzoni - Medico del Lavoro e Medico Competente a Verona.

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