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Pillole Preventive | Mal di schiena al lavoro: quando la postura non è l’unico problema

Immagine del redattore: Pietro Ponzoni
Pietro Ponzoni
5 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Mal di schiena dopo ore seduti, dopo molti sollevamenti o durante la guida? Ridurre tutto alla “postura sbagliata” è troppo semplice: carichi, torsioni, vibrazioni, sedentarietà, tempi di recupero e organizzazione del lavoro possono agire insieme.


Banner della rubrica Pillola Preventiva di Pietro Ponzoni dedicata al mal di schiena al lavoro, con focus su posture, movimentazione dei carichi, sedentarietà, vibrazioni e prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici.
Mal di schiena al lavoro: non conta solo la postura, ma l’insieme delle esposizioni durante la giornata.

Il mal di schiena al lavoro dipende solo dalla postura?


No. I disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati sono spesso multifattoriali.

EU-OSHA include tra i fattori rilevanti movimentazione dei carichi, posture statiche o incongrue, movimenti forzati, vibrazioni e permanenza prolungata seduti o in piedi; possono contribuire anche ritmi elevati e scarse possibilità di cambiare posizione.

Proteggere la schiena non significa trovare una postura perfetta: significa ridurre l’esposizione complessiva ai fattori di sovraccarico.

Cosa può fare il lavoratore? 5 indicazioni pratiche


La strategia più utile è variare il carico e usare correttamente organizzazione e ausili.

  1. Cambia posizione quando la mansione lo consente: anche una buona postura diventa faticosa se mantenuta troppo a lungo.

  2. Usa gli ausili e le procedure previste per sollevare, spingere o tirare; evita torsioni brusche sotto sforzo.

  3. Interrompi, quando possibile, periodi molto lunghi di seduta o stazione eretta con brevi cambi di attività.

  4. Segnala attrezzature o spazi che ti costringono regolarmente a sforzi eccessivi o posizioni incongrue.

  5. Se il dolore ricorre o limita il lavoro, chiedi una valutazione medica; quando è rilevante per la mansione, parlane anche con il Medico Competente.


L’errore da evitare


Correggere soltanto la postura individuale. Una sedia ben regolata o una buona tecnica sono utili, ma non compensano da sole carichi troppo frequenti, vibrazioni, ritmi eccessivi o ore senza possibilità di muoversi.

Per la lombalgia aspecifica, l’OMS indica inoltre il recupero del movimento e dell’attività come parte della gestione, salvo diversa indicazione clinica. WHO – Low back pain


Quali segnali non vanno sottovalutati?


Un dolore persistente o molto limitante va valutato; alcuni sintomi richiedono assistenza urgente.

Nuovi disturbi di vescica o intestino, perdita di sensibilità nella zona perineale, importanti disturbi neurologici alle gambe o dolore dopo un trauma serio non vanno attribuiti semplicemente alla postura.


Qual è il ruolo del Medico Competente?


Il Medico Competente valuta il rapporto tra salute, rischi professionali e mansione specifica quando la sorveglianza sanitaria è prevista.

Nel rischio da movimentazione manuale dei carichi, la sorveglianza sanitaria dipende dalla valutazione del rischio e dai fattori individuali. Il Medico Competente può contribuire a individuare suscettibilità e misure di tutela appropriate.


Cosa deve fare l’azienda?


Obbligo normativo: quando è presente un rischio da movimentazione manuale dei carichi, il datore di lavoro deve cercare di evitarla e, se non è possibile, ridurre il rischio con misure organizzative e mezzi appropriati.

Il riferimento è il Titolo VI del D.Lgs. 81/08. INL – Testo Unico, edizione gennaio 2026

Buona pratica: se il mal di schiena ricorre tra più lavoratori, rivedere postazioni, attrezzature, carichi e tempi prima di concentrarsi soltanto sul comportamento individuale.


In sintesi


  • Il mal di schiena al lavoro non dipende soltanto dalla postura.

  • Carichi, torsioni, vibrazioni, sedentarietà e organizzazione possono sommarsi.

  • Variare posizione e usare ausili e procedure è più utile che restare rigidi in una postura “perfetta”.

  • Dolore ricorrente o limitante merita una valutazione; alcuni sintomi neurologici richiedono urgenza.


FAQ rapide


No. La seduta prolungata può contribuire, soprattutto insieme ad altri fattori, ma non causa automaticamente dolore in ogni persona.

No. Una postura adeguata è utile, ma anche la durata conta: poter variare posizione è importante.

No. Contano anche frequenza, torsioni, spinta e traino, posture statiche, vibrazioni e recupero.

Sì, quando il disturbo può avere rilevanza rispetto ai rischi professionali e alla mansione specifica.

No. Serve una valutazione specifica del quadro clinico e dell’esposizione lavorativa.


Fonti essenziali


Pietro Ponzoni - Medico del Lavoro e Medico Competente a Verona

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