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Analisi della Strategia Nazionale SSL 2026–2030: Implicazioni operative per le imprese italiane

  • Immagine del redattore: Pietro Ponzoni
    Pietro Ponzoni
  • 17 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

Dopo aver analizzato nei precedenti articoli l’evoluzione della prevenzione, il ruolo della medicina del lavoro e le nuove sfide organizzative in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL), questo contributo si concentra sulla Strategia Nazionale SSL 2026–2030, documento che segna un punto di svolta per imprese e sistema di vigilanza. Una roadmap che incide direttamente su DVR, modelli di prevenzione, approccio Vision Zero e supporto alle MPMI, e che richiede alle organizzazioni un cambio di passo: dalla conformità formale a una gestione strategica e anticipante dei rischi.


Rappresentazione dei 5 assi della Strategia Nazionale SSL 2026–2030: analisi tecnica dei cinque assi, impatti su DVR, Vision Zero, MPMI e medicina del lavoro. Guida operativa per imprese e HSE.
Strategia Nazionale SSL 2026–2030: analisi tecnica dei cinque assi, impatti su DVR, Vision Zero, MPMI e medicina del lavoro. Guida operativa per imprese e HSE.

Un nuovo paradigma per la salute e sicurezza sul lavoro

L’approvazione della Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026–2030 rappresenta un passaggio strutturale per il sistema italiano della prevenzione. Non si tratta di un mero aggiornamento normativo, ma di una roadmap strategica di medio-lungo periodo, destinata a orientare politiche pubbliche, vigilanza e comportamenti organizzativi nel prossimo quinquennio.


Per dirigenti aziendali, responsabili HSE, datori di lavoro e consulenti, il valore della strategia non risiede solo nel “cosa cambia”, ma soprattutto nel come anticipare l’evoluzione del quadro regolatorio, trasformando gli obblighi in leva competitiva e organizzativa.


Adottata il 18 dicembre 2025 dal Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, presieduto dal Ministro Schillaci, la strategia si configura come documento di indirizzo nazionale vincolante sul piano programmatorio.


Visione di insieme e contesto di riferimento

La Strategia Nazionale SSL 2026–2030 si colloca all’interno di un ecosistema normativo multilivello, dialogando con politiche europee e nazionali già in essere.



Vision Zero come asse culturale

Il pilastro concettuale della strategia è l’adozione dell’approccio Vision Zero, che assume un principio chiave: ogni infortunio e ogni malattia professionale sono prevenibili.

Per le imprese, ciò implica un cambio di paradigma gestionale, che sposta il focus dalla gestione del danno alla progettazione preventiva dei processi di lavoro, integrando sicurezza, organizzazione e leadership.


Allineamento normativo e programmatico

La strategia opera in sinergia con:

  • Quadro strategico UE 2021–2027 per la salute e sicurezza sul lavoro

  • Piano Nazionale della Prevenzione (PNP 2020–2025 e 2026–2031)

  • Piano Triennale INAIL 2025–2027

  • Piano integrato per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2025 (D.M. 195/2024)


Per le aziende, questo significa dover adottare una strategia SSL integrata, capace di rispondere a più livelli di indirizzo politico-istituzionale.



I cinque assi strategici della Strategia Nazionale SSL


Asse 1 – Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro

L’asse affronta l’impatto di digitalizzazione, transizione ecologica, nuove tecnologie, cambiamento climatico e nuove forme organizzative.


Obiettivi principali

  • Anticipazione e gestione dei rischi emergenti

  • Rafforzamento della prevenzione dei rischi tradizionali

  • Introduzione di strumenti innovativi per tutela e vigilanza, con attenzione ai lavoratori vulnerabili


Un elemento critico è l’approccio prevalentemente reattivo ai nuovi rischi tecnologici, che rischia di comprimere il principio di precauzione, demandando l’identificazione dei danni a una fase successiva all’esposizione.


Implicazioni per le imprese

  • Revisione proattiva del DVR, includendo tecnostress, iperconnessione, lavoro a distanza e nuove tecnologie

  • Valorizzazione sistematica dei near miss come strumento di apprendimento organizzativo

  • Monitoraggio continuo di stress lavoro-correlato e disturbi muscolo-scheletrici



Asse 2 – Rafforzare la resilienza del sistema istituzionale

La resilienza è definita, secondo EU-OSHA, come la capacità di monitorare, prevedere, rispondere e apprendere.


Obiettivi

  • Piena operatività del SINP e integrazione dei flussi informativi (Infor.mo, Mal.prof, registri di esposizione)

  • Migliore coordinamento tra gli organi di vigilanza

  • Rafforzamento del dialogo sociale, oggi indebolito dalla prolungata inattività della Commissione consultiva permanente (art. 6, D.Lgs. 81/2008)


Implicazioni per le imprese

  • Opportunità di benchmarking settoriale basato su dati istituzionali

  • Necessità di una partecipazione attiva, tramite associazioni di categoria, ai processi di policy making


Asse 3 – Potenziare l’efficacia delle tutele

È l’asse più operativo sul piano delle risorse pubbliche.


Punti chiave

  • Rafforzamento dei Servizi di prevenzione delle ASL, con obiettivo di 34 operatori ogni 100.000 occupati

  • Vigilanza orientata ai principi Vision Zero

  • Mancata esplicitazione dei Piani Mirati di Prevenzione, nonostante la loro efficacia consolidata


Implicazioni per le imprese

  • Attese di vigilanza più strutturata e incisiva

  • Possibilità di un rapporto evolutivo con il servizio pubblico, non solo sanzionatorio ma anche collaborativo


Asse 4 – Supporto a micro, piccole e medie imprese (MPMI)


Riconosce le difficoltà strutturali delle MPMI nella gestione della SSL.

Azioni previste

  • Produzione di manuali operativi e buone pratiche, anche tramite Piani Mirati di Prevenzione

  • Attività di sensibilizzazione sulla sicurezza come fattore di sviluppo


Opportunità per le MPMI

  • Accesso a strumenti semplificati

  • Riduzione dei costi di conformità

  • Trasformazione della sicurezza in leva di competitività



Asse 5 – Diffondere la cultura della prevenzione

La strategia riconosce che la sicurezza è, prima di tutto, un fatto culturale.


Obiettivi

  • Inserimento strutturato della SSL nei percorsi scolastici e universitari

  • Attuazione della Legge 17 febbraio 2025, n. 21

  • Promozione dell’approccio Vision Zero presso tutti gli stakeholder


Implicazioni per le imprese

  • Collaborazione con scuole e università (PCTO)

  • Benefici strutturali sul mercato del lavoro e sulla gestione dei giovani lavoratori



Governance e monitoraggio

La governance è affidata al Comitato ex art. 5 D.Lgs. 81/2008, con:

  • Trasmissione alla Conferenza Stato-Regioni

  • Monitoraggio annuale


La cadenza annuale solleva dubbi sull’efficacia di un controllo realmente dinamico e correttivo.



Conclusioni e raccomandazioni strategiche per le imprese

La Strategia Nazionale SSL 2026–2030 offre una visione chiara ma richiede alle imprese un approccio proattivo, non attendista.


Azioni strategiche non negoziabili

  1. Gap analysis del sistema SSL rispetto ai cinque assi

  2. Revisione anticipata del DVR per i rischi emergenti

  3. Utilizzo attivo degli strumenti dedicati alle MPMI

  4. Rafforzamento della cultura della prevenzione interna, RLS e near miss

  5. Monitoraggio costante dell’implementazione regionale, dove si definiranno gli impatti concreti



La Strategia Nazionale SSL 2026–2030 traccia una direzione chiara, ma il vero banco di prova sarà la sua traduzione operativa nei contesti produttivi e nei territori.


Per le imprese, il tema non è se adeguarsi, ma come e con quali strumenti integrare Vision Zero, revisione del DVR, ruolo della medicina del lavoro e nuove logiche di prevenzione in sistemi realmente efficaci.



 

FAQ – Strategia Nazionale SSL 2026–2030


1. Che cos’è la Strategia Nazionale SSL 2026–2030?

È il documento programmatico che definisce gli indirizzi strategici della salute e sicurezza sul lavoro in Italia per il periodo 2026–2030, orientando prevenzione, vigilanza e politiche pubbliche senza modificare direttamente il D.Lgs. 81/2008.


2. La Strategia Nazionale SSL modifica il DVR?

Non introduce nuovi obblighi formali, ma richiede una revisione sostanziale del DVR, con maggiore attenzione a rischi emergenti, fattori psicosociali, digitalizzazione e nuove modalità organizzative.


3. Cosa significa Vision Zero per le imprese?

Vision Zero implica l’assunzione del principio che infortuni e malattie professionali siano prevenibili, integrando la SSL nei processi decisionali e promuovendo una prevenzione proattiva.


4. Quali vantaggi offre la Strategia alle MPMI?

La Strategia prevede strumenti semplificati, manuali operativi, Piani Mirati di Prevenzione e percorsi di supporto per aiutare le MPMI a gestire la SSL in modo più efficace e sostenibile.


5. Qual è il ruolo della medicina del lavoro nella Strategia SSL?

La medicina del lavoro assume un ruolo centrale nella valutazione dei rischi emergenti, nella tutela dei lavoratori vulnerabili e nell’integrazione tra sorveglianza sanitaria, DVR e organizzazione del lavoro.


6. La vigilanza nei luoghi di lavoro sarà rafforzata?

Sì. È previsto il potenziamento dei Servizi di prevenzione delle ASL e un’attività di vigilanza più strutturata, orientata ai principi Vision Zero.


7. Quando la Strategia diventerà operativa per le imprese?

L’impatto concreto dipenderà dal recepimento regionale della Strategia, che definirà strumenti, priorità e modalità operative a livello territoriale.

 

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Fonti:  

Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza, presieduto dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, approvata il 18 dicembre 2025.
Ministero della Salute, Comunicato numero 48: Approvazione della Strategia nazionale 2026-2030 per la salute e sicurezza sul lavoro, 16 dicembre 2025.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, adottato con D.M. 195/2024.

 

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