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Fumo di Tabacco in Azienda: Il Rischio Complesso del Fumo Passivo e la Sinergia Nociva con gli Agenti Occupazionali

  • Immagine del redattore: Pietro Ponzoni
    Pietro Ponzoni
  • 15 dic 2025
  • Tempo di lettura: 8 min

Nel secondo appuntamento della collana dedicata alla prevenzione in azienda, oggi approfondiamo un tema troppo spesso sottovalutato ma di grande rilevanza per la salute occupazionale: il Fumo di Tabacco in Azienda, con particolare attenzione al rischio complesso rappresentato dal fumo passivo e alla sua sinergia nociva con gli agenti presenti negli ambienti di lavoro.


Dopo aver analizzato, nel primo articolo, il ruolo dell’alimentazione come leva strategica per la performance mentale e fisica, il percorso prosegue affrontando il Fumo Passivo, un fattore di rischio che interagisce direttamente con l’esposizione professionale, amplificandone gli effetti e rendendo la prevenzione un elemento imprescindibile per datori di lavoro, RSPP e lavoratori.


Nei prossimi approfondimenti parleremo inoltre della gestione scientifica del periodo di Menopausa e Lavoro e delle imminenti novità normative sulla Prevenzione Oncologica in azienda, arricchendo la panoramica sulle sfide del benessere organizzativo moderno.


Banner informativo di medicina del lavoro sul rischio del fumo di tabacco in azienda. Illustrazione di un lavoratore in abito che segnala stop al fumo, con titolo: “Fumo di Tabacco in Azienda: il rischio complesso e la sinergia nociva con gli agenti occupazionali” e pulsante “Leggi l’articolo”.
Normativa, obblighi del Datore di Lavoro e ruolo centrale del Medico Competente nella prevenzione e nella promozione di ambienti di lavoro smoke-free.

L’Ombra Silenziosa: Il Fumo Passivo è un Cancerogeno Certo

L’Environmental Tobacco Smoke (ETS), comunemente noto come Fumo Passivo, è uno dei principali fattori di rischio nei contesti lavorativi.

Solo in Europa, l’esposizione all'ETS ha causato oltre 7.000 decessi l’anno tra i lavoratori, con una drammatica media di una vittima ogni 17 minuti in un anno lavorativo di 50 settimane.


Tecnicamente, l’ETS è una combinazione del fumo proveniente dalla combustione del tabacco diluito nell’aria (Sidestream Smoke) e di quello esalato dal fumatore (Mainstream Smoke).

Questa miscela contiene oltre 4.000 sostanze chimiche, di cui almeno 50 o 60 sono riconosciute come cancerogene.


Per questo motivo, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il Fumo Passivo nel Gruppo 1, ovvero cancerogeno certo per l’uomo, alla stregua del fumo attivo.

È cruciale sottolineare che non esiste un livello di esposizione privo di rischi a fumo passivo.


 

Il Pericolo Sinergico: Fumo e Rischi Occupazionali

Nei luoghi di lavoro, il Fumo Passivo non agisce isolatamente, ma tende a sommare o moltiplicare i rischi lavorativi. L'abitudine al fumo di tabacco, infatti, aumenta la suscettibilità del lavoratore all’azione di vari fattori di rischio professionale come sostanze chimiche, polveri, rumore e vibrazioni.

L'interazione può manifestarsi in diverse forme:


1. Sinergismo o Effetto Moltiplicativo (x)

L’effetto del fumo combinato con l’agente lavorativo è maggiore della somma degli effetti dei due agenti separati. L’esempio classico è l’esposizione all'asbesto (amianto) in combinazione con il fumo, che dimostra un’interazione sinergica nel determinare i tumori del polmone. Anche l’arsenico sul luogo di lavoro agisce con meccanismo sinergico con il fumo nel causare il tumore polmonare.


2. Effetto Additivo (+)

L'esposizione a una stessa sostanza nociva contenuta sia nel fumo di tabacco sia nell’ambiente di lavoro può aumentare l’esposizione totale. Ad esempio, il fumo può aggravare la perdita dell'udito in lavoratori esposti a rumore, dove si ipotizza un meccanismo additivo, in parte dovuto all'azione ipossica del monossido di carbonio presente nel fumo sulle cellule cocleari. Un effetto additivo è stato riscontrato anche tra esposizione a silice e sviluppo di bronchite.

Il fumo funge da vettore di tossici (come asbesto o formaldeide) attraverso l'inalazione o il contatto cutaneo. Inoltre, il fumo aumenta il rischio di infortuni e incidenti sul lavoro (da 1,4 a 2,5 volte in più rispetto ai non fumatori), correlati anche a riduzione dell'attenzione o irritazione degli occhi.


 

Normativa Antifumo

In Italia, la normativa antifumo ha subito un profondo cambiamento con la Legge 3/2003 (Art. 51), che ha esteso il divieto di fumo a tutti i luoghi chiusi aperti al pubblico o agli utenti (inclusi gli stessi lavoratori), con l'unica eccezione dei locali privati e di quelli appositamente strutturati e riservati ai fumatori.


 

La Valutazione del Rischio

Secondo il D.Lgs. 81/2008, il Datore di Lavoro deve garantire la salubrità degli ambienti.

Il Fumo Passivo, essendo composto da agenti chimici pericolosi, dovrebbe essere incluso nella valutazione dei rischi (DVR) in base al Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008 ("Protezione da agenti chimici").

In generale, il Datore di Lavoro deve considerare le proprietà pericolose delle sostanze (come il benzene, il cadmio, la formaldeide, ecc.), il livello e la durata dell’esposizione, e se disponibili, le conclusioni della Sorveglianza Sanitaria.


 

Locali per Fumatori: Un'opzione Insicura

La realizzazione di locali riservati ai fumatori (disciplinata dal D.P.C.M. 23/12/2003) è una facoltà e non un obbligo. Tali locali devono essere separati da pareti a tutta altezza, dotati di chiusura automatica e di ventilazione forzata.


Tuttavia, gli organismi sanitari internazionali e l'OMS ritengono che gli attuali sistemi di ventilazione e le aree separate per fumatori non riducono l’esposizione al Fumo Passivo ad un livello sicuro per la salute. Di conseguenza, l’unica soluzione di tutela per i non fumatori è l'adozione di ambienti di lavoro smoke-free al 100%.


È inoltre fondamentale sapere che il tumore del polmone da attività lavorative che espongono a Fumo Passivo è incluso nella Lista I delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia (DM 10/06/2014).


 

Il Medico Competente: Dalla Sorveglianza al Counselling

Il Medico Competente (MC) svolge un ruolo centrale nella gestione del tabagismo in azienda.


1. Sorveglianza Sanitaria (SSO):

Il MC deve tenere conto che il fumo può agire con meccanismo additivo o moltiplicativo con rischi professionali. In particolare, è chiamato a sottoporre a visita e Sorveglianza Sanitaria i lavoratori esposti a Fumo Passivo (ad esempio in locali riservati ai fumatori).


2. Informazione e Prevenzione:

Il MC deve fornire ai lavoratori un’informazione adeguata sui rischi per la salute dovuti al fumo attivo e passivo e sulla loro interazione con i rischi lavorativi. In caso di esposizione ad agenti cancerogeni (Art. 239 D.Lgs. 81/2008) o amianto (Art. 257 D.Lgs. 81/2008), è obbligatorio informare sui rischi supplementari dovuti al fumare.


3. Disassuefazione (Counselling Breve):

Durante le visite periodiche, il MC può esercitare un’azione informativa e di disassuefazione utilizzando l’intervento clinico minimo efficace o counselling breve, seguendo la formula internazionale delle 5 A:

  • Ask (Chiedere) se fuma e valutare la dipendenza (es. Test di Fagerström).

  • Advise (Consigliare) di smettere, insistendo sugli effetti nocivi in relazione ai rischi lavorativi specifici.

  • Assess (Identificare) se il fumatore è motivato a smettere.

  • Assist (Aiutare) fornendo indicazioni pratiche e indirizzi di centri antifumo.

  • Arrange (Pianificare) il follow up.


Il MC, quindi, può agire come promotore della salute per quei lavoratori che, in buona salute apparente, non si rivolgerebbero diversamente ai servizi di disassuefazione.


 

I centri antifumo: una risorsa preziosa

I programmi di promozione della salute in azienda mirano a fornire ai lavoratori fumatori l'opportunità e il supporto per abbandonare l'abitudine al fumo.

A tal fine, le aziende possono attuare periodicamente iniziative per la disassuefazione che includano corsi strutturati, facilitazioni all’accesso a strutture esterne o la presenza di specialisti in azienda.

Quando i lavoratori decidono di smettere, il Medico Competente (MC) svolge un ruolo cruciale, potendo avviare i lavoratori presso i servizi competenti del territorio.


Il percorso di disassuefazione può avvalersi del supporto dei centri territoriali antifumo e delle strutture specializzate nell’assistenza al soggetto fumatore presenti nella propria ASL e in ambito nazionale. Durante l'intervento di counselling (come previsto dalla formula delle 5 A), il MC può fornire indirizzi di centri antifumo e indicazioni pratiche di comportamento.


È importante notare che la fase di pianificazione del follow up e la gestione delle ricadute (ARRANGE) rientrano generalmente nella competenza degli specialisti che hanno in carico il percorso di disassuefazione.


Per i cittadini che cercano informazioni o assistenza, è disponibile anche il numero verde dell’Istituto Superiore di Sanità 800554088.

Nonostante queste risorse, pochissimi italiani si rivolgono a un servizio antifumo quando tentano di smettere.

 

Conclusioni

Il fumo di tabacco in azienda non è un tema di stile di vita individuale, ma un determinante di rischio occupazionale a tutti gli effetti, con implicazioni sanitarie, organizzative e giuridiche rilevanti. I dati scientifici dimostrano come il fumo passivo sia un cancerogeno certo e come la sua interazione con agenti professionali possa amplificare in modo significativo il danno alla salute dei lavoratori.


In questo contesto, limitarsi al rispetto formale del divieto di fumo non è sufficiente: è necessario adottare una strategia preventiva integrata, che includa valutazione del rischio, ambienti di lavoro smoke-free, sorveglianza sanitaria mirata e programmi strutturati di promozione della salute.


Il ruolo del Datore di Lavoro, del RSPP e del Medico Competente diventa quindi centrale nel trasformare un obbligo normativo in un investimento concreto sul capitale umano, riducendo il rischio professionale, migliorando la sicurezza e contribuendo in modo misurabile al benessere e alla sostenibilità dell’organizzazione.


 

FAQ – Fumo di Tabacco e Fumo Passivo in Azienda


Il fumo passivo è davvero pericoloso anche a basse dosi?

Sì. Non esiste una soglia di esposizione al fumo passivo considerata sicura. L’Environmental Tobacco Smoke (ETS) è classificato dalla IARC come cancerogeno certo (Gruppo 1) e anche esposizioni intermittenti o di breve durata aumentano il rischio di patologie cardiovascolari e oncologiche.


Il fumo passivo deve essere considerato nella valutazione dei rischi aziendali (DVR)?

Sì. In quanto miscela di agenti chimici pericolosi, il fumo passivo rientra nell’ambito del Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008. Il Datore di Lavoro deve valutarne la presenza, la durata e l’intensità dell’esposizione, soprattutto in contesti in cui coesistono altri rischi professionali.


Il fumo può interagire con i rischi occupazionali?

Sì. Il fumo di tabacco può agire con meccanismo additivo o sinergico rispetto ad agenti professionali come amianto, silice, arsenico, rumore e sostanze chimiche. In questi casi il rischio per la salute del lavoratore risulta significativamente amplificato.


I locali per fumatori garantiscono una protezione adeguata per i non fumatori?

No. Sebbene previsti dalla normativa, i locali riservati ai fumatori non eliminano il rischio di esposizione al fumo passivo. Secondo l’OMS e gli organismi sanitari internazionali, solo ambienti di lavoro completamente smoke-free assicurano una tutela efficace della salute.


Il Datore di Lavoro è responsabile dell’esposizione al fumo passivo?

Sì. Il Datore di Lavoro ha l’obbligo di garantire la salubrità degli ambienti di lavoro e di far rispettare il divieto di fumo. In caso di esposizione a fumo passivo, possono configurarsi responsabilità civili, penali e assicurative.


Il Medico Competente deve considerare il fumo nella Sorveglianza Sanitaria?

Sì. Il Medico Competente deve tenere conto del fumo attivo e passivo come fattore che può modificare il rischio professionale, soprattutto in presenza di agenti cancerogeni, polveri o rumore, integrando tali informazioni nel giudizio di idoneità e nel protocollo sanitario.


Il Medico Competente può aiutare i lavoratori a smettere di fumare?

Sì. Durante le visite di Sorveglianza Sanitaria, il Medico Competente può svolgere attività di counselling breve per la disassuefazione dal fumo, secondo il modello delle 5 A, e indirizzare i lavoratori verso i centri antifumo territoriali.


Esistono servizi pubblici di supporto per smettere di fumare?

Sì. In Italia sono attivi centri antifumo presso le ASL e strutture specializzate. È inoltre disponibile il numero verde dell’Istituto Superiore di Sanità 800 554088, dedicato all’informazione e al supporto per la cessazione dal fumo.


Il tumore del polmone da esposizione lavorativa a fumo passivo è riconosciuto come malattia professionale?

Sì. Il tumore del polmone correlato ad attività lavorative con esposizione a fumo passivo è incluso nella Lista I delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia (DM 10/06/2014).


Investire in politiche smoke-free porta benefici anche all’azienda?

Sì. Le politiche smoke-free e i programmi di promozione della salute riducono assenteismo, infortuni e costi sanitari, migliorando al contempo produttività, clima organizzativo e reputazione aziendale.

 

Nei prossimi approfondimenti parleremo inoltre della gestione scientifica del periodo di Menopausa e Lavoro e delle imminenti novità normative sulla Prevenzione Oncologica in azienda, arricchendo la panoramica sulle sfide del benessere organizzativo moderno.

 

 

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Fonti:

La gestione del fumo di tabacco in azienda Manuale informativo per Datori di Lavoro, Medici Competenti e Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione - INAIL 2015

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