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Pillole Preventive | Fischi o orecchie ovattate dopo il lavoro: attenzione al rumore

Immagine del redattore: Pietro Ponzoni
Pietro Ponzoni
11 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

Dopo un turno rumoroso ti capita di sentire un fischio nelle orecchie, un ronzio o una sensazione di ovattamento? Può trattarsi di un effetto temporaneo dell’esposizione sonora, ma se succede ripetutamente non è un segnale da banalizzare.


Banner della rubrica Pillola Preventiva di Pietro Ponzoni dedicata alla salute e sicurezza sul lavoro.
Rumore al lavoro: fischi, ronzio e sensazione di orecchie ovattate sono segnali da non banalizzare quando si ripetono.

Fischi e orecchie ovattate dopo il lavoro: cosa possono indicare?

Fischi, ronzio e sensazione di orecchio ovattato possono comparire dopo un’esposizione sonora intensa per una temporanea riduzione della sensibilità uditiva. Non significano automaticamente che esista già un danno permanente, ma meritano attenzione soprattutto se si ripetono.


Dopo un’esposizione a rumore elevato, l’udito può temporaneamente risultare meno sensibile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica tra i possibili effetti transitori anche tinnito — il cosiddetto acufene — e udito ovattato.


Il problema è la ripetizione dell’esposizione: rumore intenso o prolungato può danneggiare progressivamente le strutture dell’orecchio interno fino a determinare una ipoacusia da rumore irreversibile.


Un fischio che passa non è una misura dell’esposizione al rumore. Ma un disturbo che compare regolarmente dopo il lavoro non dovrebbe diventare “normale”.

Cosa può fare concretamente il lavoratore?

La protezione dell’udito dipende prima di tutto dalla riduzione dell’esposizione e dall’applicazione corretta delle misure previste per quella mansione.


  1. Usa correttamente cuffie o inserti auricolari quando previsti. Devono essere quelli individuati per l’attività e vanno indossati secondo le indicazioni ricevute.

  2. Non toglierli nella zona rumorosa “solo per qualche minuto”. La protezione intermittente può ridurre sensibilmente l’efficacia complessiva del DPI.

  3. Approfitta delle pause in ambienti meno rumorosi, quando l’organizzazione del lavoro lo consente. Anche il tempo di esposizione contribuisce al rischio.

  4. Segnala disturbi ricorrenti. Fischi, ovattamento o crescente difficoltà a comprendere le parole in presenza di rumore di fondo meritano di essere riferiti, soprattutto se compaiono più volte.

  5. Non aggiungere inutilmente altra esposizione sonora intensa dopo il turno. Se l’udito è già affaticato, concedergli una fase di recupero è una scelta prudente.


80, 85 e 87 dB: che cosa significano davvero?

Nel D.Lgs. 81/08 i valori di 80, 85 e 87 dB(A) sono soglie dell’esposizione professionale al rumore e non vanno interpretati come una semplice lettura istantanea del livello sonoro.


Il principale parametro utilizzato dalla normativa è il livello di esposizione giornaliera LEX,8h, normalizzato a una giornata lavorativa di otto ore.


  • 80 dB(A): valore inferiore di azione;

  • 85 dB(A): valore superiore di azione;

  • 87 dB(A): valore limite di esposizione.


A queste soglie corrispondono differenti obblighi di prevenzione e protezione. La normativa considera inoltre anche la pressione acustica di picco.


Un’app sul telefono può aumentare la consapevolezza del rumore presente, ma non sostituisce la valutazione professionale del rischio prevista dal D.Lgs. 81/08.


Errore da evitare

L’errore è pensare: “Ho i tappi, quindi il problema rumore è risolto”.


I dispositivi di protezione dell’udito sono importanti quando previsti, ma la prevenzione non comincia dal DPI. La priorità resta ridurre il rumore alla fonte, limitare la propagazione e organizzare il lavoro in modo da contenere l’esposizione.


Quando cuffie o inserti sono necessari, devono essere scelti correttamente e utilizzati in modo coerente.


Quando entra in gioco il Medico Competente?

Nel rischio rumore la sorveglianza sanitaria deve essere collegata ai livelli di esposizione individuati dalla valutazione dei rischi e non applicata indistintamente a tutti i lavoratori.


L’art. 196 del D.Lgs. 81/08 prevede la sorveglianza sanitaria per i lavoratori la cui esposizione eccede il valore superiore di azione. Può inoltre essere estesa ai lavoratori esposti sopra il valore inferiore di azione, su loro richiesta, quando il Medico Competente ne confermi l’opportunità.


Il Medico Competente collega quindi mansione, esposizione, eventuali disturbi riferiti e risultati della sorveglianza sanitaria, nel rispetto della riservatezza del lavoratore.


Per approfondire il funzionamento generale della sorveglianza sanitaria: Visite Mediche del Lavoro 2026: cosa prevede l’Art. 41 D.Lgs. 81/08.


Cosa deve fare l’azienda?

Se i lavoratori sono esposti a rumore, l’azienda deve partire dalla valutazione del rischio e verificare che misure tecniche, organizzative, DPI, formazione e sorveglianza sanitaria siano coerenti con l’esposizione reale.


Obbligo normativo: valutare il rischio da rumore e applicare gli adempimenti previsti dal Titolo VIII, Capo II del D.Lgs. 81/08 in funzione dell’esposizione.


Buona pratica preventiva: non aspettare che un disturbo uditivo diventi stabile per verificare se esposizione, modalità operative e utilizzo dei DPI siano ancora adeguati.


Per il collegamento tra rischi professionali, DVR e protocollo sanitario: Valutazione dei rischi a Verona: il ruolo del Medico Competente e il collegamento con il DVR.


In sintesi

Fischi, ronzio o orecchie ovattate dopo un turno rumoroso non permettono da soli di diagnosticare un danno né di misurare l’esposizione. Se però il fenomeno si ripete, va preso sul serio.


La prevenzione efficace combina riduzione del rumore, organizzazione del lavoro, corretta protezione dell’udito e sorveglianza sanitaria quando prevista.


Se il disturbo persiste, ricorre frequentemente o si associa a una chiara difficoltà uditiva, è opportuno segnalarlo e sottoporlo a valutazione sanitaria.


FAQ


Un fischio nelle orecchie dopo il lavoro significa che ho perso l’udito?

No. Può verificarsi anche un disturbo temporaneo dopo un’esposizione sonora intensa. Se però il fenomeno si ripete o persiste, non dovrebbe essere ignorato.


Se l’ovattamento passa dopo qualche ora non c’è nessun problema?

Il recupero è possibile, ma la ripetizione del fenomeno indica che l’orecchio viene sottoposto a uno stress sonoro che merita attenzione.


85 dB significa che qualsiasi rumore sopra 85 dB è vietato?

No. La normativa considera specifici parametri di esposizione, tra cui il LEX,8h, e anche la pressione acustica di picco. I valori vanno interpretati nell’ambito della valutazione del rischio professionale.


I tappi per le orecchie eliminano il rischio?

No. Sono una delle possibili misure di protezione. La priorità resta ridurre il rumore alla fonte e contenere l’esposizione; quando i DPI sono necessari, devono essere adeguati e utilizzati correttamente.


Quando devo parlarne con il Medico Competente?

Se sei sottoposto a sorveglianza sanitaria e avverti disturbi che ritieni collegati all’esposizione professionale, è opportuno riferirli. Disturbi persistenti o una riduzione percepita dell’udito meritano comunque una valutazione sanitaria.


Fonti

  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. – Titolo VIII, Capo II, artt. 188-190, 193, 196.

  • INAIL – Rumore.

  • World Health Organization – Deafness and hearing loss: Safe listening.



Per aziende e organizzazioni

Se la valutazione del rischio rumore, l’uso dei DPI o la sorveglianza sanitaria non sono coerenti con le condizioni reali di lavoro, è utile rivedere insieme esposizioni, mansioni e protocollo sanitario prima che emergano criticità.


Pietro Ponzoni - Medico del Lavoro e Medico Competente a Verona.

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