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29 nov 2025Tempo di lettura: 10 min


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L'8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, rappresenta un'occasione non solo per celebrare i successi raggiunti in ambito lavorativo e sociale, ma anche per riflettere sulle sfide ancora presenti nella Tutela della Maternità.
Tra queste, un tema di primaria importanza è la tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici madri, un diritto essenziale sancito dalle normative italiane ed europee. La gravidanza e i primi mesi di vita del bambino sono periodi particolarmente delicati, durante i quali la lavoratrice deve essere protetta da rischi specifici legati all'attività lavorativa.

La legislazione italiana stabilisce il divieto di adibire le lavoratrici a determinate mansioni pericolose, faticose e insalubri, a partire dall'inizio della gravidanza fino al settimo mese di età del figlio. Questo divieto tutela sia la salute della madre che quella del nascituro. Tra i lavori proibiti rientrano:
Il trasporto e il sollevamento di pesi, incluse le operazioni di carico e scarico.
Attività pericolose elencate nel D.Lgs. 345/99 e nel D.Lgs. 262/2000, ad esempio l'uso di pistole fissachiodi, l'esposizione a polveri metalliche e la saldatura di metalli.
Lavori che prevedono visite mediche preventive e periodiche secondo il DPR 303/56.
Mansioni con esposizione a rischi di silicosi, asbestosi e altre malattie professionali elencate nel DPR 1124/65.
Attività che espongono a radiazioni ionizzanti, con particolare attenzione a proteggere il nascituro da esposizioni superiori a un millisievert (mS).
Lavori su scale e impalcature mobili e fisse.
Movimentazione dei carichi e attività che richiedono una posizione in piedi per oltre la metà dell'orario di lavoro.
Qualsiasi attività che comporti rischio di esposizione ad agenti chimici ed appartenenti alla categoria degli agenti Reprotossici e Mutageni per le donne in gravidanza e allattamento.
In sintesi, il recente D.lgs 135/2024 recepisce la direttiva (UE) 2022/431, ampliando la protezione dei lavoratori includendo le sostanze tossiche per la riproduzione nel campo di applicazione del D.lgs 81/2008, definendo nuove categorie di rischio, introducendo obblighi per i datori di lavoro e aggiornando i valori limite di esposizione e gli allegati pertinenti
Di seguito si riporta un elenco non esaustivo delle sostanze reprotossiche e dei relativi ambienti di lavoro:
Composti del piombo:
Ambienti: petrolchimico, piattaforme petrolifere, fabbricazione di lamine, tubi, munizioni, industria della gomma.
Solventi organici:
Effetti: riduzione della numerosità degli spermatozoi, alterazioni della qualità del liquido seminale, alterazione del ciclo mestruale.
Ambienti: numerosi e diversi ambienti di lavoro industriali e non industriali.
Glicoleteri:
Ambienti: produzione di inchiostri e vernici, agenti pulenti, industria dei semiconduttori, cantieristica navale.
n-metilpirrolidone:
Ambienti: plastica, rivestimenti, elettronica, adesivi, pigmenti e vernici, agenti chimici per l’agricoltura.
Alchilfenoli (bisfenolo A):
Ambienti: componenti di resine epossidiche, plastiche policarbonate, carta termica.
Gas anestetici:
Ambiente: ospedaliero, sale operatorie.
Ftalati:
Ambienti: industria della plastica, della gomma, di inchiostri e vernici, produzione di cosmetici e prodotti per l’igiene, produzione di lacche e profumi, produzione di dispositivi medicali.
Composti del cadmio:
Ambienti: produzione e raffinazione del cadmio, produzione di batterie nichel-cadmio, produzione di pigmenti, produzione di leghe, rivestimenti meccanici, fusione dello zinco, saldatura, produzione di polivinilcloruro e trattamenti galvanici.
Pesticidi (organofosforici, carbammati e fenossierbicidi):
Ambienti: industria di produzione del prodotto, agricoltura.
La normativa attuale pone restrizioni sull'uso di alcune di queste sostanze, come il bisfenolo A e i pesticidi identificati come interferenti endocrini.
In ambienti come le sale operatorie, i livelli di esposizione ai gas anestetici sono fortemente controllati.
è importante notare che con il D.lgs 135/2024 sono state introdotte delle modifiche che vanno a tutelare maggiormente i lavoratori esposti a sostanze reprotossiche.
Un'ulteriore tutela fondamentale è il divieto di lavoro notturno (dalle 24:00 alle 6:00) per le donne in gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Questa misura salvaguarda il riposo e la salute della madre e garantisce una migliore assistenza al neonato.
Il datore di lavoro ha l'obbligo di assegnare la lavoratrice a mansioni alternative non pregiudizievoli per la sua salute. Se ciò non è possibile, può essere disposta l'interdizione dal lavoro per l'intero periodo di gravidanza fino ai sette mesi di vita del bambino. Inoltre, la lavoratrice ha diritto a permessi retribuiti per esami prenatali e visite mediche specialistiche, qualora si svolgano durante l'orario di lavoro.
Le disposizioni sopra descritte sono contenute nel Decreto Legislativo 151/2001, che recepisce la Direttiva 92/85/CEE, volta a promuovere la sicurezza e la salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.
Queste tutele sono essenziali per garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso della maternità, contribuendo a una maggiore equità di genere e al benessere dell'intera società. La piena applicazione delle normative e la sensibilizzazione su questi diritti sono passi fondamentali per migliorare la qualità della vita delle lavoratrici e delle loro famiglie.
Nella Giornata Internazionale della Donna, è importante promuovere la consapevolezza e l'attuazione delle misure di tutela per le lavoratrici madri. Un ambiente di lavoro attento alla sicurezza e alla salute delle donne in gravidanza e in allattamento non solo garantisce il rispetto dei diritti fondamentali, ma rappresenta anche un investimento nel futuro della società intera.
Fonti:
Decreto Legislativo 151/2001: Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita'
Decreto Legislativo 135/2024: nuove disposizioni per la protezione dei lavoratori dai rischi derivanti dall'esposizione a sostanze tossiche per la riproduzione








